Caro Mosè: l’esperienza di un incontro vivo

febbraio28

Caro Mosè: l’esperienza di un incontro vivo

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tratto da www.edc-online.org

Si è svolto al Polo Lionello Bonfanti il Corso di Economia biblica sul libro dell’Esodo: le vivide impressioni di una partecipante

di Maria Gaglione

180215 17 Loppiano Esodo 01 ridCaro Mosè, abbiamo trascorso due giorni speciali leggendo le pagine della Bibbia che raccolgono la tua storia. Lavoratori, giovani, mamme e nonni. Lasciati i nostri campi e i nostri pascoli, ci siamo messi in carovana con le bisacce cariche di domande e abbiamo attraversato i deserti dell’anima, imparando a custodire e nutrire la speranza. In una mano la Bibbia, codice universale dell’umanità, e nell’altra il commento all’Esodo di un economista appassionato della Bibbia. Intelligenza vivace e profondo conoscitore dei profeti, Luigino Bruni ci ha introdotto ed accompagnato in questo grande esercizio spirituale ed etico per prendere coscienza dei faraoni che ci opprimono, tornare a sentire il desiderio di libertà, udire il grido di oppressione dei poveri e cercare di salvarne almeno qualcuno.

E così, caro Mosè, abbiamo visto la vita amara degli Israeliti schiavi in Egitto. Abbiamo sentito 180215 17 Loppiano Esodo 02 ridil tremendo ordine del faraone di uccidere i bambini ma abbiamo anche conosciuto le levatrici Sifra e Pua, le prime obiettrici di coscienza che disobbedirono al potente di turno. E allora abbiamo capito che nonostante i faraoni, il lavoro resta alleato della vita. Dalle rive del Nilo t’abbiamo visto in un cesto, salvato dalla figlia del faraone grazie alla tua giovane sorella: un’altra alleanza tra donne cooperanti per la vita. Ti abbiamo ritrovato adulto ribellarti ad una ingiustizia, uccidere un egiziano e fuggire. Abbiamo sentito il silenzio di Dio e il grido degli Israeliti, la loro prima preghiera e ci siamo accorti che gridare è molto importante quando si rompe un patto, ma non è sempre facile per orgoglio o perché il troppo dolore ci ha tolto il fiato. T’abbiamo visto pascolare il gregge di Ietro e, vicino ad un roveto, abbiamo ascoltato il tuo meraviglioso “Eccomi” al Dio dei patriarchi che ti chiamava a liberare il suo popolo dalla schiavitù. T’abbiamo sentito balbettare che non ce l’avresti mai fatta ma poi t’abbiamo visto partire fidandoti di quella voce.

180215 17 Loppiano Esodo 04 ridCaro Mosè io non c’avevo mai pensato e tu mi insegni che gli appuntamenti decisivi ci raggiungono nei luoghi del nostro vivere ordinario e quindi mentre lavoriamo. Per vocazione, da uomo libero diventi fratello degli oppressi. I primi passi verso la terra promessa: la richiesta di tre giorni nel deserto per pregare e far festa, ma il faraone ti respinge senza appello. Qui ci siamo sentiti schiavi con i nostri mattoni pesanti e faraoni invisibili pensando agli assurdi contratti degli imperatori di oggi, all’assenza del tempo per la festa e per il riposo. Dal palazzo del faraone siamo tornati ai campi di lavoro, ancora più duro, e abbiamo intravvisto i capisquadra bastonati dai sovrintendenti protestare contro il faraone: una lezione sulla fraternità vera e sulla lealtà costosa che c’ha fatto pensare ai tanti silenziosi eredi dei capisquadra d’Egitto oggi.

Nel paradosso delle piaghe abbiamo visto rinascere per il popolo la fede nella 180215 17 Loppiano Esodo 03 ridpromessa di YHWH. T’abbiamo visto sperare nella conversione del faraone che invece s’è mostrato inconvertibile e abbiamo intuito che arriva un momento in cui le trattative si devono interrompere, con questi imperi oppressori non si tratta. Dopo l’ultima tremenda piaga, gli Israeliti finalmente liberi hanno festeggiato l’origine di una nuova storia. Insieme, abbiamo attraversato la notte ma all’alba abbiamo visto arrivare gli egiziani: nella liberazione concessa dal faraone non c’era alcuna gratuità. I costi della libertà e la tentazione di tornare indietro ci dimostrano che bisogna saper restare liberi, dopo essere stati liberati. E mentre dicevi “non abbiate paura” abbiamo capito che si riesce a non morire e ad attraversare il mare se almeno Mosè continua a sperare! Gli uni accanto agli altri abbiamo assistito al miracolo del mare. Al di là delle acque non c’è più spazio per la frusta: è tempo del tamburello per celebrare la libertà. Miriam e il suo canto pieno di gratuità ci hanno insegnato che la vita è dono in tutte le sue stagioni. Entrati nel deserto di Sur, la sete del popolo ha mandato in crisi il miracolo del mare e tutti noi a fare i conti con l’amarezza della quotidianità. Ancora una protesta e un miracolo che passa attraverso gli occhi di Mosè: un legno e l’acqua diventa dolce.

180215 17 Loppiano Esodo 05 ridCi sono tanti legni di salvezza abbandonati lungo le rive delle nostre città e dentro le nostre scuole, perché nessuno li ha mai guardati e amati con occhi diversi. Nel mezzo di un altro deserto abbiamo avvertito la fame insieme a tutte le grida inascoltate dei grandi dolori degli uomini, così profondi da far dimenticare anche i doni ricevuti e i miracoli più grandi. Abbiamo visto arrivare le quaglie e scendere la manna per quarant’anni. La gratuità è arrivata insieme alle regole dell’equità e della condivisione. Abbiamo poi percepito gli effetti straordinari del tuo dialogo con Dio per rinnovare l’alleanza con il popolo: il discorso della vita è un incontro tra le parole del cielo, degli uomini e della terra. E ancora le Parole del Sinai, la voce che rivela il suo nome, il liberatore che comunica, la lotta agli idoli. Il codice dell’alleanza e la cultura del maggese. Però, caro Mosè, 40 giorni sono stati davvero troppi! Tu tardavi a tornare e il popolo prima promette obbedienza, poi cede alla tentazione di ridurre quel Dio diverso in un dio più facile. In assenza dei profeti perdiamo la nostalgia della verità, arrivano i vitelli d’oro per colmare i grandi vuoti e noi torniamo schiavi.

T’abbiamo immaginato patteggiare il perdono, ma ritornato tra noi ti abbiamo visto 180215 17 Loppiano Esodo 06 ridscagliare le tavole e bruciare il vitello: le conseguenze delle nostre azioni ci dicono che la nostra storia non è inganno e anche Dio prende sul serio parole e gesti. Il primo tempio di YHWH sulla terra era una semplice tenda mobile. Lì dentro t’abbiamo immaginato parlare con lui come con un amico: un incontro di reciprocità tra l’infinito e il finito in un dialogo d’amore e poi, solo per un attimo, sembra che tu abbia visto Dio di spalle per ricordarci che la sua presenza nel mondo è nella sua bontà e che dietro quelle spalle c’è il volto della vita. Finalmente la Parola che diventa Scrittura, stavolta per sempre, ad aumentare la responsabilità di tutte le parole. Abbiamo visto anche noi il tuo volto raggiante mentre scendevi, umile e mendicante di reciprocità, con le tavole della Legge e t’abbiamo visto benedire il lavoro della mente e delle mani, due momenti della stessa intelligenza e della stessa anima, l’uno a servizio dell’altro.

180215 17 Loppiano Esodo 07 ridCaro Mosè, t’abbiamo intravisto anche sul monte Nebo: da lì il Signore ti mostrava la terra promessa che gli Israeliti raggiungeranno con Giosuè, senza di te. Da quel monte non t’abbiamo visto scendere. Morirai solo, maestro di gratuità, dentro quel dialogo solitario e continuo con la voce che ti aveva chiamato e impegnato per tutta la vita. La terra promessa non è per te ma per il popolo liberato. E mentre il popolo continuava a camminare, noi abbiamo ripreso la strada verso casa per fare ritorno ai nostri pascoli e ai nostri campi. In questo pezzo di strada condiviso ci siamo raccontati la bellezza di aver ricevuto il dono di occhi meno prigionieri e di piedi più sicuri per camminare verso la terra promessa e magari scoprire alla fine che la terra promessa era proprio il deserto che stavamo attraversando, perché è lì che abbiamo ascoltato la voce e ricevuto le sue parole, lì abbiamo liberato schiavi e li abbiamo protetti dagli idoli. É lì che si è svolta la nostra storia d’amore (Osea).


Corsi di Economia Biblica 2018

Podcast – Italia, Figline e Incisa Valdarno, 16/02/2018

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