Cambiare lo sguardo per cambiare il futuro | Loppiano Lab 2020 – 1ᵃ tappa

Giugno29

Cambiare lo sguardo per cambiare il futuro | Loppiano Lab 2020 – 1ᵃ tappa

Pur nel formato “ridotto” di webinar, già dal primo momento di questo percorso a 3 tappe, Loppiano Lab – il laboratorio annuale di innovazione, cultura, economia, politica che vede il Polo Lionello tra gli enti Promotori – si conferma preziosa piattaforma di incontro e dialogo, visioni multidisciplinari e progetti concreti per guardare insieme al futuro, tracciando i passi, come singoli e comunità, di una sana ricostruzione.

 

Gli obiettivi, quest’anno più che mai, sono quelli di

rilanciare la forza della vita, attraverso una raccolta di iniziative messe in atto con coraggio nel territorio nazionale,

delineare percorsi resilienti e costruttivi, basati sulla responsabilità di tutti noi, cittadini.

tessere relazioni che hanno bisogno di ciascuno di noi per esser alimentate e generare frutto,

– cogliere la straordinaria chance di “rimanere sani in un mondo malato”, come esorta Papa Francesco

– e restituire all’amore sociale la sua assoluta essenzialità, in questo tempo di passaggio.

E’ questa la premessa di Daniela Ropelato, dell’Istituto Universitario Sophia, che introduce il dialogo nella serata d’apertura.

 

Le macro tematiche dell’intera edizione 2020 sono cittadinanza attivapartecipazione, e politica della cura, che, incorporando a loro volta il concetto di fraternità ed una prospettiva inclusiva, permettono di elaborare nuove visioni e osano sfidare i grandi temi, sempre più attuali, della salute, della crisi del welfare, del razzismo e di una politica non sempre capace di gestire le criticità.

 

In particolare, nell’anno in cui ricorre il centenario della nascita di Chiara Lubich, Loppianolab attinge al patrimonio della cultura dell’unità e della vita di questa grande carismatica del XX secolo, per trarne non solo riflessione ma anche ispirazione e metodo per l’oggi e il domani della realtà sociale, economica, artistica e civile del nostro Paese – commenta a seguire la moderatrice Sara Fornaro, caporedattrice di cittànuova.it.

 

Per chi non ha potuto seguire la diretta della serata il 25 giugno scorso dal titolo “CAMBIARE LO SGUARDO PER CAMBIARE IL FUTURO”, qui può trovare il link alla registrazione: https://youtu.be/M-WUxbOiMuk


   

oppure, a seguire, una sintesi degli interventi.

 
 

Dopo una lettura artistica di un estratto del testo “Resurrezione di Roma” da parte di Alessandra Pasquali, attrice del Gen Verde, è il filosofo Emanuele Pili,  Istituto universitario Sophia, ad analizzare quelle parole di Chiara -scritte nel 1949 in una realtà urbana ferita, ancora alle prese con il dopoguerra- declinandole in esperienze in grado di stimolare speranza e reale cambiamento.

 

Quel testo è considerato una Magna Charta per il rinnovamento della società, include uno sguardo nuovo che ci spinge a ripensare come pensiamo, rivedere come vediamo. Ma per un cambio reale ed efficace, non basta modificare il contenuto, bensì serve rimodellare la forma, sottolinea Emanuele. << Non bastano idee nuove, serve un nuovo stile, accompagnato da un’innovazione reale, completa, autentica (il contenuto del vino nuovo, richiede la forma di otri nuovi). Tale prospettiva incarna il mistero dell’unità e distinzione, riflettendo un’esperienza antropologica fondamentale; implica il coraggio di esporsi radicalmente, immergersi nella vita dell’altro, guardare chi ci sta di fronte senza sopraffare, così da lasciar germogliare l’altro e ritrovare noi stessi, risintonizzati nello sguardo dell’altro che incontro nella vita privata, nel lavoro, in ogni dinamica sociale.>>

 

Marco Revelli, storico e sociologo, sottolinea poi l’intensità e l’attualità del testo: la Roma descritta è metafora del sistema di relazioni che stabiliamo, in uno sguardo non ancora rovesciato dalla fede e dall’amore nei confronti dell’altro, rivela una realtà caduta, insaziata e triste per la rovina. <<Il virus ci ha aiutato a vedere con maggior chiarezza, immobilizzandoci, il mondo che correva in una direzione spesso insensata, ci ha chiarito che eravamo malati dentro, ancor prima della pestilenza a riempire gli ospedali. Ora si assiste ad un isolamento fisico per rispetto degli altri, tuttavia eravamo già distanziati prima, nel modo egoistico ed individualista di vivere e pensare, con rottura di legami e solidarietà, con un taglio per le spese essenziali e valorizzando piuttosto la vanità. Ad un certo punto scopriamo ciò che stavamo sbagliando, e oggi dobbiamo affrontare ed evitare il rischio mortale che, una volta calati i contagi, si torni alla “normalità” di prima! Mentre la soluzione per avere futuro, è proprio quella di cambiare lo sguardo, ricostruendo meglio di prima i legami allentati>>

 

Le proposte, a seguire, di Lucia Fronza Crepaz, esperta di partecipazione e co-governance, fanno ancor più appello al senso di responsabilità ed azione che dovremmo avere tutti per affrontare positivamente il cambiamento: la Roma del testo è senz’altro una metafora, ma è anche la città in cui Chiara viveva. E chiunque può contribuire alla rinascita della propria città di appartenenza, unità vivente in cui si concentrano valori essenziali. Le domande della città sono tante, ma per non viverla in anonimato, o farla diventare solo discarica di problematiche, occorre metterci dalla parte dell’alba e non della notte, occorre esser cittadino attivo, artigiano di fraternità, citando Papa Francesco, che dalla sua “bottega” fa qualcosa per l’intera città. L’esperienza della Co-governance che Lucia cita è frutto di un popolo, è un processo in atto, che implica avere coraggio, osare, fare delle nostre città laboratori di sperimentazione (interrogandoci su che tipo di cultura viene fuori dal dialogare con l’altro con sguardo rinnovato), lasciarsi coinvolgere in ogni tipo di dialogo perché le diversità ci salveranno, non lo stare con i nostri omologhi! Occorre ridare allo strumento democratico la sua vera natura per costruire una democrazia intelligente: tale processo si evolve nel tempo e nella geografia, non è qualcosa di dato o da esportare con forza e non può prescindere dal coinvolgimento di donne, giovani e nuovi cittadini, seppur non abbiano tutte “le carte in regola”. Partecipare scaturisce da una condivisione di appartenenza ad una vicenda comune. E “cambiare sguardo” rappresenta una scelta strategica, un modo più consono di vivere la città. Ad esempio, il tessuto della nostra sanità pubblica e privata passa dalla mia collaborazione: i DPCM sono emanati, ma la norma è efficace solo se applicata e condivisa poiché gli altri dipendono dalla mia negligenza. Questa esperienza forte non va mai dimenticata, altrimenti abbiamo patito invano!

 

Molto intenso, a continuazione, il contributo di Vincenzo Linarello, presidente Goel, gruppo cooperativo nato nella Locride ma presente in varie zone della Calabria, che interviene a rappresentare una validissima alternativa: un esemplare progetto culturale e politico che grazie alla sua attività economica, vuole rafforzare la sua proposta di cambiamento, per prevenire e contrastare infiltrazione mafiosa. La loro parola chiave è “comunità”, vero antidoto alla morte e soluzione ai bisogni concreti della gente; per non rimanere passivi, attingono alla forza del fare sistema. <<Gli agricoltori si interessano della stagione turistica, operatori sociali vogliono essere aggiornati sui lavori artigianali…tutti si sentono parte di un unico progetto comune di cambiamento e quello è l’unico risultato che conta! Le singole attività d’impresa dimostrano che sull’etica si può lavorare ma è il risultato congiunto il punto centrale>>, racconta Vincenzo. <<La democrazia in Italia è di vecchio stampo e fondata solo sul voto, mentre dovremmo più vivere il fatto che “lo Stato siamo noi”. Al cuore dello Stato ci sono i cittadini, il popolo, e un’idea politica di grande fecondità è la sussidarietà verticale: cioè non è lecito far decidere più in alto ciò che può essere deciso dal basso! Ogni volta che si porta più in alto ciò che dovremmo far noi come cittadini, è un attacco alla democrazia! E il lockdown dimostra tutto ciò: lo Stato centrale non ce l’avrebbe fatta ad agire efficacemente, senza la cascata di mobilitazione di persone, famiglie, enti, associazioni…in moto, pur con tutte le difficoltà e preoccupazioni, per far fronte ai drammi della malattia. Certo, la situazione economica resta drammatica, specie al Sud, ma la ripartenza non è solo un problema centrale: ora la catena di sussidarietà deve proseguire, va ascoltata e coinvolta, per tirar fuori soluzioni e idee su come far ripartire l’ Italia>> I passi concreti che Vincenzo propone implicano 3 livelli fondamentali: ascolto attivo e non pregiudiziale dell’altro, fede pregiudiziale, che guida e rafforza il tutto, e follia creativa, che permette di osare ed andare avanti.

 

Nel ricco dialogo, fondamentali sono poi gli accenni alle grandi esperienze di Economy of Francesco e Dare To Care: 2 processi internazionali innescati dai giovani che mettono un’economia umana, inclusiva e sostenibile e l’idea di prendersi cura -concetti declinati su più dimensioni e messi in atto con diversi strumenti- al centro del nuovo paradigma da costruire insieme.

 

Per formulare il nuovo sguardo, richiamato nel titolo di questa tappa d’apertura, occorre dunque capire dove lo posiamo, su chi e in che modo: solo così sarà possibile un’autentica Resurrezione!

 

I prossimi appuntamenti sono previsti per il 24 settembre 2020, con IL CONTAGIO DELLA FRATERNITA’ e il 7 novembre con TESSERE RELAZIONI, ABITARE LA CITTA’, CURARE IL PIANETA.

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