Cento minuti di idee

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Maggio23

Cento minuti di idee

A Torino un’iniziativa dell’Osservatorio Caritas e dell’Archivio della generatività che ha raccolto nuove idee, pratiche, visioni e linguaggi per intraprendere andando oltre la crisi

 

120522_Torino_02_ridLa crisi degli ultimi anni non è solo economico-finanziaria, con pesanti ricadute sociali, è anche crisi culturale, valoriale. È fallito il modello novecentesco dell’invulnerabilità e da questo fallimento sono emerse due sole certezze: siamo tutti vulnerabili e siamo tutti legati gli uni agli altri. Da qui si può ripartire per evitare una pericolosa china depressiva e andare oltre, verso un futuro che deve necessariamente essere di cambiamento e innovazione: servono soluzioni nuove, nuovi modelli, nuovi linguaggi, che possono essere generati solo attraverso una “intrapresa generativa” di nuove azioni e relazioni.

Questo l’assunto dell’incontro promosso dall’Osservatorio Caritas Torino e dall’Archivio della Generatività, svoltosi a Torino il 22 maggio 2012, intitolato “100 minuti di idee. La bellezza dell’intraprendere: il punto di vista della generatività”. Secondo le intenzioni degli organizzatori non si è trattato di un convegno classico, ma piuttosto di una «esperienza collettiva per produrre idee e movimenti», il tutto in un tempo definito e concentrato in 100 minuti al fine di ridurre un logos troppo spesso ridondante e andare al nocciolo delle questioni: «Più che di parole abbiamo bisogno di tempo per immaginare il futuro».

Cento minuti nel corso dei quali sono state raccontate in prima persona esperienze creative e innovative di vario genere, connesse tra loro dal denominatore comune 120522_Torino_01_riddell’intrapresa coraggiosa e responsabile, caratterizzate dalla passione e dalla fiducia nell’inventare un futuro diverso e generativo. E, elemento anch’esso innovativo dell’iniziativa, per una volta è stata data la possibilità a dei giovani di raccontare le loro storie, piccole buone pratiche per cercare nuove strade di una generatività che si impone, perché «bisogna uscire dal vecchio, dal déjà vu, lanciarsi nelle possibili realizzazioni scommettendo sui giovani e sulla loro inventiva» ha sottolineato il direttore di Caritas Torino, Pierluigi Dovis.

«Dalle grandi crisi si esce innovando. Una crisi è anche opportunità, ma solo se si impara dalla propria vulnerabilità e si ha la capacità generativa di rovesciare il limite in risorsa» ha osservato Mauro Magatti, sociologo dell’Università Cattolica di Milano e tra i fondatori dell’Archivio della Generatività. Secondo Magatti, la crescita futura non potrà essere un ritorno al passato ma invece dovrà consistere in «produzione di valore», trovando una «giusta mediazione tra aspetto economico e di significato», perché la crescita non è solo espansione ma «è eccedenza, spirito, innovazione». In quella che ha definito «seconda globalizzazione», Magatti ammonisce che «nessuno si salva da solo, sopravvive solo chi crea nuove alleanze», rimettendo al centro l’intrapresa «come azione economica ma anche di senso, sociale, comunitaria»: la crisi attuale «ci restituisce la nostra responsabilità di spendere la libertà per i valori che amiamo».

120522_Torino_10_rid«Ogni rapporto umano vero è ferita e benedizione, non si deve mirare all’immunità nei rapporti. Zoppicare è la condizione dell’umano: smettendo di zoppicare si smette di vivere» sostiene Luigino Bruni, economista dell’Università Milano Bicocca, che attraverso questa metafora ha sottolineato la centralità della vulnerabilità: «Senza vulnerabilità non c’è generatività». E ciò è vero anche in ambito economico, dove «se una vulnerabilità è interiorizzata diventa sostenibile». Servono però «sguardi diversi» per vedere oltre la vulnerabilità e generare: «La ferita deve essere anche feritoia attraverso cui vedere l’affascinante, solo così la vulnerabilità diventa generativa».

Accettare e comprendere la vulnerabilità, dunque, per generare nuovi modelli, nuove azioni e relazioni, partendo dalla messa in comune di responsabilità diverse, creando sinergie per gestire la convivenza. Servono però «nuove competenze per sentire, pensare, fare riappassionandoci. Bisogna moltiplicare le storie personali per parlare di più il linguaggio della generatività» ha detto Tiziana Ciampolini, responsabile dell’Osservatorio Caritas Torino, rivolgendosi ai partecipanti, a ognuno dei quali è stato chiesto di scrivere su un foglietto la parola-chiave suscitata dai “100 minuti di idee”: tutte queste parole sono state raccolte dagli organizzatori dell’iniziativa e rappresentano un contributo importante per la costruzione di «un nuovo lessico della generatività».

Per informazioni e contatti: osservatorio@diocesi.torino.it

leggi intervista a Mauro Magatti su Avvenire del 22/05/2012

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  • Scritto da Aurelia
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