Concluso il seminario “L’Italia dell’Economia civile”

Giugno16

Concluso il seminario “L’Italia dell’Economia civile”

Misurare il valore civile dell’impresa per generare benessere per tutti.

Un nuovo protagonismo sociale e la sinergia tra stato, società civile e mondo economico sono la chiave per creare benessere per tutti. E’ quanto ha auspicato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, intervenendo il 13 giugno scorso al Polo Bonfanti, a conclusione del seminario L’Italia dell’Economia Civile”, primo appuntamento nazionale che ha fatto il punto e tracciato le linee prospettiche a 3 anni dalla nascita della Scuola di Economia Civile.

La formazione, le competenze, le politiche sociali, l’occupazione e l’alternanza scuola-lavoro non devono essere separati – ha spiegato il ministro –  ma far parte di un progetto comune che punti ad aumentale il livello di benessere e la qualità della vita dei cittadini”. Per questo respinge uno modello economico “unico” di riferimento e incoraggia invece  l’azione di “una pluralità di forme e di soggetti”.

150612 13 Loppiano Sec 04 ridE di economia al servizio del benessere pubblico si è parlato in questa due giorni che ha visto 60 tra dirigenti, economisti, studenti e manager lavorare fianco a fianco per stabilire non solo un Bes aziendale,  ma quei criteri e valori in base ai quali l’operato di un’azienda possa dirsi etico e civile e abbia ripercussioni sull’ambiente, sul territorio e sulla collettività che la circonda. “Sono convinto i luoghi più belli dell’universo siano quelli dove la gente crea e produce assieme, perché “l’azione collettiva, creativa e generativa è di una bellezza immensa” ha affermato l’economista Bruni, fra i promotori dell’evento.
Bellezza che è spesso difficile da misurare, proprio come alcune non misurabili ma che costituiscono a pieno titolo il valore etico aziendale; stiamo parlando dei beni relazionali, dei rapporti all’interno dell’impresa o di alcuni aspetti dell’impatto sociale che generano benessere non solo per l’impresa stessa, ma per l’ambiente che la circonda. Un pool di economisti quali Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Enrico Giovannini, Pierluigi Sacco, Nicolò Bellanca hanno aperto il tema e stimolato la riflessione nelle diverse sessioni di lavoro.

Luigino Bruni ha ricordato che “L’impresa opera in un territorio, non è isolata e quindi la misurazione del benessere va fatta nei luoghi, nei territori e non solo al suo interno”.

Enrico Giovannini ha sostenuto la validità e la misurabilità degli indicatori del Bes anche150612 13 Loppiano Sec 02 rid
per le aziende; essi sono: ambiente; sicurezza personale; salute; benessere soggettivo; benessere economico; paesaggio e patrimonio culturale; istruzione e formazione; ricerca e innovazione; lavoro e conciliazione dei tempi di vita; qualità dei servizi, relazioni sociali; politica e istituzioni. Per l’ex ministro del Lavoro un’impresa non vale in base al profitto, ma in base al tasso di benessere che riesce a creare.

Stefano Zamagni ha evidenziato le tre dimensioni irrinunciabili nel calcolo, ovvero la partecipazione agli utili dei dipendenti, il superamento gerarchico che parte dalla dirigenza, passando per i manager e scende verso i dipendenti, e il ruolo dell’imprenditore che ritiene fondamentale nel cambiamento delle regole del gioco.

Pierluigi Sacco ha messo in luce l’importanza della dimensione culturale dentro l’impresa, troppo spesso trascurata, per tutti i suoi dipendenti perché dove c’è bellezza, si lavora meglio.

E’ stata poi la volta delle buone pratiche già in atto: Cesare Vitali di Banca Etica, Claudia Benedetti di Federcasse e Luca Raffaele di Next Economia hanno illustrato sistemi di misurazione del valore etico già funzionanti: si tratta di metodologie ideate e strutturate dalle organizzazioni stesse, ma anche dell’aspetto reputazionale che viene dall’esterno dell’impresa.  Esempi molto diversi tra loro che hanno stimolato a proseguire la ricerca nei lavori di gruppo interattivi in cui i partecipanti hanno cercato nuove soluzioni rispetto alla misurazione del valore civile d’impresa.

A conclusione è l’economista Bruni a tirare le fila: è importante misurare i valori150612 13 Loppiano Sec 03 ridimmateriali per l’azienda stessa, ma anche per la politica e per la società civile. “Infine è importante per noi – sottolinea – abbiamo bisogno di sapere se pensiamo di essere etici o se lo siamo veramente. L’etica delle buone intenzioni non ci basta più: bisogna anche portare frutto”.

I lavori proseguiranno dunque dando vita a cantieri di ricerca e sperimentazione e pur coscienti che è impossibile misurare tutto, la proposta di lavoro riguarda due ambiti: la misurazione del manager sussidiario e del benessere e malessere sul posto di lavoro nelle imprese a movente civile. L’auspicio è quello di fare della Scuola di Economia Civile un laboratorio permanente su tematiche innovative riguardanti l’impresa.

di Stefania Tanesini

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  • Scritto da Aurelia
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