CS5 – Una Web Community del Buon Vivere Toscano

febbraio13

CS5 – Una Web Community del Buon Vivere Toscano

Print Friendly

03-expo2015-hover“Abbiamo selezionato 15 ricercatori da tutto il mondo, svolto quattro convegni internazionali di fama mondiale, costruita un’atmosfera positiva per tutti” – commenta entusiasta Luigino Bruni, economista tra i fondatori della Scuola di Economia Civile che ha sede al Polo Bonfanti, al termine della prima fase del laboratorio sulla qualità della vita, “Buonvivere LabToscana”, promosso da Regione Toscana, Polo Lionello Bonfanti ed Agenzia Toscana Promozione in vista di Expo 2015. “Il Polo è stato e deve essere un luogo di richiamo per proporre idee, modelli e buone pratiche di un’economia al servizio della felicità condivisa, come secoli fa il nostro Paese iniziò a sviluppare nei suoi monasteri e nelle sue comunità, dalla Campania di Genovesi alla Toscana dei Medici, generando grandi capitali spirituali e materiali”. Ripercorriamo in sintesi le quattro ricchissime tappe percorse.

Il primo convegno ha illustrato come in paesi caratterizzati da benessere economico il grado di felicità media dei cittadini sia diminuito, vedendo in diversi casi crescere i redditi ma diffondersi malattie mentali e disagi psicologici, con un forte scadimento delle relazioni affettive e sociali. “In India diciamo che se quel che vogliamo fare beneficerà la settima generazione, lo faremo. In caso contrario, non c’è ragione di farlo”, aveva affermato Vandana Shiva, tra gli illustri relatori invitati nell’occasione, mentre Tim Kasser aveva posto l’accento sulla prospettiva nociva di una “concezione materialista che tende a mortificare i veri valori in grado di portare felicità condivisa, per affrontare la quale è necessario cambiare termini e parametri dell’economia” tradizionalmente intesa.

Il secondo convegno ha focalizzato i motivi del successo e della durata delle imprese, prima dipendenti largamente dall’accesso ai capitali finanziari e alla tecnologia, oggi vincolato alla capacità di connettere in un progetto comune la varietà di motivazioni, interessi, preferenze, delle persone, a partire dalla loro capacità di creare relazioni costruttive. Accanto ad una condanna di modelli organizzativi prevalentemente evoluti in una direzione che mette in tensione le relazioni umane all’interno delle imprese, generando stress ed esasperata competizione, la ricerca del benessere sul lavoro partendo dalla centralità della persona appare l’unica via in grado di preservare inevitabili impatti negativi.

Il terzo convegno ha riflettuto sul nesso tra capitalismo italiano e anglosassone e le varie forme d’impresa e banca generate nel tempo, affermando come l’economia europea abbia maturato secoli di preziosa biodiversità, una lunga storia che non trova corrispondenza nel capitalismo anglosassone andato imponendosi. Eppure, è la biodiversità a rendere fecondo e generativo il mondo ed il mercato stesso del lavoro: il paesaggio italiano è patrimonio dell’umanità non solo per le sue colline e i boschi, ma anche per le molteplici forme di impresa, associazioni, artigianato, arte, banche. Ma un capitalismo finanziario non più capace di generare lavoro e buona ricchezza, perché troppo appiattito su una sola cultura e su un solo principio attivo (massimizzare profitti e soprattutto le rendite) rischia di minare la stessa capacità attrattiva del Paese, storicamente fattosi forte invece di biodiversità naturale-enogastronomica-economica.

Il quarto convegno ha approfondito le radici della tradizione di pensiero economico “civile”, di matrice squisitamente italiana, che vede l’attività economica orientata alla ricerca di pubblica felicità, chiamando in causa la vocazione stessa del Paese: Antonio Genovesi a Napoli, gli economisti del Granducato di Toscana, l’Italia del Settecento attenta a mettere al centro la felicità, affiancandole l’aggettivo «pubblica» in virtù di una via latina al benessere che già i romani richiamavano nel retro delle monete incidendo l’espressione felicitas publica quale cuore di un patto politico che riguardasse la fioritura delle persone e dei popoli. Una felicità ovviamente correlata essenzialmente al lavoro e ai rapporti sociali, giacché la felicità è un bene relazionale. Di grande impatto l’attenzione al concetto di cura, espresso dalla professoressa canadese Jennifer Nedelsky, spesso relegato colpevolmente alle donne, costituendo una ragione di discriminazione: ignorare da parte di un ente pubblico o privato l’importanza del tempo che ogni lavoratore vorrebbe e dovrebbe dedicare alle cure di familiari o comunità di riferimento, significa mortificarne tanto la propensione relazionale e la stessa capacità produttiva, imponendo inoltre costi di welfare oltremodo stressanti sia sul piano pubblico che privato.

Con la conclusione dei quattro convegni, passa ora alla fase di interazione a distanza con i 15 ricercatori, che si ritroveranno di nuovo insieme, nel cuore della Toscana, il prossimo Ottobre per dare conto dei risultati delle rispettive ricerche che svilupperanno nei paesi di residenza. I lavori, i preziosi spunti ed  materiali saranno consultabili attraverso la Web Community nata nell’occasione per iniziativa della Regione Toscana: una piattaforma di scambio, interazione e documentazione scientifica al servizio dei cittadini in vista di Expo 2015.

di Mario Agostino

  • Scritto da Redazione
  • 1 Tags
  • 0 Commenti