Economia, il rischio vero è che non cambi nulla

Aprile30

Economia, il rischio vero è che non cambi nulla

In un mondo già provato da crisi economiche e ambientali, negli ultimi mesi si è affacciato l’incubo del Covid-19. Quali ferite porterà con sé il contagioDa dove ricominciare quando sarà passato?

Da questa crisi potremo costruire un sistema migliore, sulla scia della Laudato Si’ e del magistero di Papa Francesco?

 

Su questi spunti hanno riflettuto i giovani della “Bottega di Nazareth”, il laboratorio della pastorale giovanile diocesana sulla dottrina sociale della Chiesta, sotto una prospettiva multidimensionale. Il mondo del lavoro sta pensando questi giorni la ripartenza, fra speranza e delusioni. Non è ancora chiaro quanto la crisi favorirà o meno una riflessione sul sistema economico, nonostante le conseguenze sul piano sanitario, economico, politico e sociali siano evidenti, ma non dobbiamo rischiare una sottovalutazione: «le cose potrebbero essere anche peggiori di prima o potremmo solo mettere queste dolorose settimane tra parentesi e rimmergerci subito nelle precedenti occupazioni», sottolinea un articolo dei giovani a fine incontro.

 

«Il rischio – ha spiegato Bruni – è che dopo questa crisi si corra più di prima per recuperare il tempo perduto e non cambi assolutamente niente, che non la prendiamo per quello che è: un segnale che il nostro modello di sviluppo non è sostenibile». Eppure sono stati tanti i segni che dovrebbero suscitare la nostra riflessione. «Abbiamo riscoperto il valore dei beni relazionali, siamo rimasti colpiti dai lutti fra i medici e i sacerdoti, due categorie vocazionali e non solo professionali. E abbiamo visto quali lavori sono davvero essenziali, anche se spesso disprezzati e sottopagati: il camionista, la cassiera, chi fa le pulizie…».

 

Nelle domande dei giovani della Bottega sono stati toccati i temi del welfare e del terzo settore, del rapporto tra solidarietà ed economia, dell’Unione Europea, del futuro del lavoro. «Il lavoro è la grammatica sociale, noi dialoghiamo con una forma enorme di amore civile che si chiama lavoro, è la grande cura al narcisismo perché devi fare anche ciò che piace agli altri».

 

Non è mancata anche una riflessione sulle strategie di politica economica. «Bene se arriverà un aiuto dall’Europa, ma se per sanare questa situazione continuiamo ad aumentare il debito pubblico spostiamo il conto da pagare sui giovani e sui poveri». Il professor Bruni si è detto anche favorevole a un’imposta sui redditi alti: «Quanto di ciò che guadagno è frutto di merito e quanto è dono? Nei momenti di crisi restituire una parte della provvidenza è giustizia. La vera fraternità di un popolo non è quella dei canti dal balcone, ma è una fraternità economica e fiscale». In conclusione l’intervento del vescovo Erio Castellucci: «negli ultimi tempi percepivo una pressione sociale malata, un’arroganza arrivata a livelli di inciviltà nel linguaggio e nei comportamenti, una superficialità che faceva spavento. Si è tolto un velo, ci illudevamo di rimanere sani in un mondo malato. Che sia un momento di verifica per ripartire con un cuore sanificato».

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