L’EdC alla luce del…Sole

maggio06

L’EdC alla luce del…Sole

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Pubblicato suwww.cittanuova.it

di Chiara Andreola

Che avesse dignità accademica, già lo si sapeva: dalle lauree honoris causa a Chiara Lubich, al lavoro di economisti come Luigino Bruni e Stefano Zamagni, alla citazione nell’enciclica Caritas in veritate, l’Economia di Comunione già da tempo è oggetto di crescente attenzione e studio nel mondo economico. Ciò che forse manca è una corrispondente attenzione mediatica. Ma ora anche il maggiore quotidiano economico italiano, Il Sole 24 Ore, è approdato al Polo industriale Lionello Bonfanti di Loppiano (Firenze) con il giornalista Paolo Bricco.

Lo scorso 3 aprile il giornale della Confindistria ha dedicato un lungo articolo a questa realtà produttiva, in cui 25 aziende operano secondo i principi dell’EdC. Come Bricco sia arrivato sulle rive dell’Arno, ce lo racconta lui stesso: «In primo luogo, mia moglie fa parte del Movimento dei focolari, e mi ha fatto conoscere questa realtà. Ma c’è anche una ragione intellettuale, perché mi occupo di storia delle teorie economiche».

Nel suo articolo ha definito i membri del Movimento dei focolari “degli strani cristiani”: che cosa intende esattamente?

«Intendo dire che il movimento ha degli elementi di specificità molto forti, che lo contraddistinguono da altre realtà ecclesiali. Nel caso particolare dell’Economia di Comunione, si tratta di un pensiero economico che viene da lontano ed è inserito nell’ipotesi classica di “terza via”, in cui si colloca tutto il pensiero economico cattolico».

È a questo dunque che si riferisce nel definire il movimento “anticonsumista, ma non pauperista”?

«Esattamente. Non si tratta di un movimento pauperista perché comunque si discosta da quello che è il pensiero marxista. Rientra in un’idea economica mediterranea, contrapposta a quella del capitalismo anglosassone che negli ultimi due anni ha mostrato tutta la sua debolezza. Anche per questo l’EdC è una teoria economica di particolare interesse al giorno d’oggi».

C’è qualcosa in particolare che la colpisce o la provoca in questa teoria, tenuto conto che lei, come giornalista economico, si confronta generalmente con realtà molto diverse?

«In realtà no. In fondo, come dicevo, si tratta di una teoria economica che, per quanto minoritaria, ha una dignità forte: lo conferma il fatto che sia oggetto di studio di numerosi economisti».

Crede che parlerà ancora dell’Economia di Comunione, o che l’Economia di Comunione farà ancora parlare di sé?

«Difficile dirlo a priori. Comunque se questa realtà cresce l’attenzione dei media verrà da sé, anche per verificare la reale fattibilità di questa riconfigurazione dei rapporti economici. Credo sia importante che i mezzi di comunicazione non siano né pregiudizialmente positivi né pregiudizialmente negativi riguardo all’EdC».

  • Scritto da Aurelia
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