Maria Gaglione. Incontro, ascolto, servizio, narrazione ed economia.

Dicembre20

Maria Gaglione. Incontro, ascolto, servizio, narrazione ed economia.

Storie, di vita e d’impresa,
dal Polo imprenditoriale Lionello Bonfanti

 

Maria Gaglione. Incontro, ascolto, servizio, narrazione ed economia.

 

Con un piacevole stile narrativo, per mesi ci ha raccontato storie e progetti dei giovani, ma forse non tutti sanno che è una colonna portante del backstage di Economy of Francesco. Una storia, la sua, che evidenzia come l’economia non sia una scienza triste solo per pochi, ma qualcosa di vivo e coinvolgente, che tocca tutti. Ad un mese esatto dall’evento di Assisi, conosciamola meglio.

 

Maria, classe 1984, apriamo con delle note informative: “chi sei”, da dove vieni e cosa ti ha formato?

Dopo il liceo scientifico, e soprattutto dopo aver letto l’Origine della Specie di Darwin, mi sono iscritta al corso di laurea in Biotecnologie, spinta da una grande passione per la genetica e la biologia molecolare. Poi un dottorato in Chimica Organica sul silenziamento genico e alcuni anni da post-doc fra Caserta-Napoli-Francoforte: un’esperienza formativa e lavorativa che mi ha insegnato il lavoro in team, il rigore scientifico e a dare senso ai fallimenti. Negli anni passati nel mio laboratorio di ricerca – dove lo studio e la pazienza sono i binari principali su cui muoversi – ho imparato a guardare e analizzare un problema sempre da più prospettive, a rispettare i tempi (miei, degli altri, oltre che delle reazioni chimiche!) e a mettersi in discussione.

 

 

Oltre a biologia ed umanità tutta, c’è altro che ti appassiona?!

Sì, le persone: adoro conoscere storie, aneddoti, le ascolterei per ore; poi la lettura, la musica, il cioccolato… e da qualche anno ho riscoperto la bellezza di scrivere, scrivo soprattutto poesie, che non legge nessuno, quindi una forma di utilissimo spreco di tempo!

 

 

Che cosa non ti piace, invece. Atteggiamenti o altro?

Chi parla ad alta voce al telefono in treno (peggio ancora se mastica chewing-gum) e, parlando di cose serie, mi intristiscono le persone che pensano di avere sempre la verità in tasca, giudicano con troppa severità gli altri, quando gli altri -lo sappiamo- hanno tutti una storia (a volte difficile!) che va amata e rispettata, prima di tutto.

 

Grazie per ricordarlo!

Andando ora all’incontro -casuale ma non troppo- con il mondo dell’Economia di Comunione, ci racconti un po’ di quei primi “sì” detti (quando c’erano forse motivi per declinare): il profilo di Giobbe che hai esplorato da vicino, la sete di un’economia diversa, pur senza “conoscere” la scienza, una “Costituente giovani”, l’impegno con il Polo Lionello. In contemporanea sorgono anche cattedre -forse anche queste non del tutto casuali- dalle scuole del Valdarno che ti “tengono in zona” e ti catapultano in sfide e contesti nuovi, permettendoti di costruire reti con tanti attori

 

 

Ho incontrato il Prof. Bruni ad un incontro su giovani e lavoro a Napoli a cui mi aveva chiesto di partecipare la mia diocesi: Bruni parlò di lavoro e di vocazione, come mai avevo sentito prima. Cominciai a leggere alcuni suoi libri: pagina dopo pagina era come se stessi imparando un nuovo alfabeto, una nuova semantica … dell’economia certo (materia per me sconosciuta, fino ad allora pensavo fosse solo grafici tristi e acronimi incomprensibili!) ma prima di tutto della vita! Dopo qualche mese, lessi della Scuola di Economia Biblica. Mi iscrissi – ignorante di bibbia e di economia: pazienza, pensai, imparerò! Era la prima volta che visitavo Loppiano e il Polo. In quei giorni conobbi anche l’Economia di Comunione e mi sentì a casa: occhi nuovi con cui guardare il mondo e il mio posto nel mondo, pensai. Quel primo corso, sul libro della Genesi e sul libro di Giobbe, fu bellissimo: una settimana, un piccolo gruppo di partecipanti – tra cui Flavia e Beatrice – di età e formazione diverse, e soprattutto gli uomini e le donne della Bibbia vennero ad arricchire con le loro parole diverse, le nostre ore di corso e quindi la vita personale, lavorativa di ciascuno. Storie di vocazioni, fraternità, promesse, lealtà, salvezza, ambivalenze, giustizia. E ancora grandi temi quali la gratuità, la meritocrazia, la nostalgia di futuro. Tornata a casa, Stefano – uno degli altri partecipanti – mi chiese di scrivere al posto suo un articolo sull’esperienza fatta, che gli aveva chiesto Antonella, curatrice del portale edc-online.org. “Io? Scherzate”! dissi …  Ma Antonella toccò le corde giuste e mi convinse! E da lì è cominciato tutto: pochi giorni dopo ritornai al Polo per un’altra esperienza meravigliosa con la Costituente EdC giovani dove incontrai tanti imprenditori che nei loro racconti narravano di una vita a servizio dell’EdC come Ornella, Livio, Giorgio e tanti giovani appassionati all’EdC, alcuni dei quali da lì a poco sarebbero diventati i miei colleghi: Rebecca, Chiara, Francesca. Tutti questi incontri hanno avuto una casa, il Polo. Da quel giorno praticamente non sono andata più via. Alcuni mesi dopo mi proposero di entrare nel CdA della società che amministra il Polo: una fiducia immensa e un grande spazio di generosità che in punta di piedi e con lo zaino leggero accolsi, occupandomi in particolare della comunicazione e della formazione. Partendo appunto da quella che era la mia passione (la scrittura) e anche da quello che era diventato intanto il mio lavoro: l’insegnamento (in quei due anni fui infatti chiamata da una scuola, prima di Firenze e del Valdarno poi!). Il Polo Lionello Bonfanti ha nella sua vocazione da sempre anche la cura della dimensione culturale ed educativa delle nuove generazioni. L’EdC ha tra le sue idee irrinunciabili la convinzione che senza una cultura nuova non si fa una economia nuova. L’agire economico è sempre espressione di uno stile di vita più generale, di una visione del mondo. Oggi anche con uno sguardo particolare agli aspetti dello sviluppo sostenibile, dell’ecologia integrale, della salvaguardia del Pianeta e ai temi del vivere e dell’abitare.  Ho quindi seguito oltre ai numerosi corsi di formazione e convegni ospitati al Polo, l’attività formativa – in collaborazione con la SEC – rivolta ai giovani delle scuole secondarie di primo e secondo grado (visite, stage di più giorni per intere classi, percorsi di alternanza scuola-lavoro e corsi specialistici).

Un coinvolgimento sempre maggiore, dunque, “sì” rinnovati e realtà ancora più grandi: di lì a poco ti trovi ad esser parte attiva di un processo mondiale che si sta attivando, con papa Francesco da un lato che lancia una chiamata e migliaia di giovani che rispondono. Una schiera di volontari, desiderosi di collaborare, il tuo ruolo di coordinamento generale del Comitato Organizzatore (che ha una base stabile nei locali del Polo), incarichi di supporto e segreteria per l’intera community che man a mano nasceva, fonti Francescane da approfondire, ecc… Facci entrare dentro alle emozioni, alla bellezza della cosa, così come alle fatiche di dialogare con tanta gente lontana ed affrontare cambi programma, incertezze.

 

A volte penso che questa mia piccola esperienza di vita che è partita con Giobbe (che è secondo me, anche una storia di grande fedeltà a se stessi e alle verità che ci portiamo dentro) sia stato una sorta di “preparazione” ad Economy of Francesco, mi abbia aiutato ad acquisire gli strumenti (umani e professionali) necessari per lavorare e vivere The Economy of Francesco in questo 2020 particolare: una esperienza straordinaria, che ho vissuto con impegno e concentrazione anche se tante volte mi sono sentita inadeguata e molto piccola. Ho però lavorato sempre con moltissime persone di grande intensità umana e professionale, che mi hanno insegnato l’arte dell’ascolto e grazie a cui ho imparato quanta passione e gratuità ci sono nel mondo, quanta generosità e quante vocazioni animano anche la vita economica, oggi. Ricordo ancora i primi mesi quando leggevamo una ad una le domande di partecipazione dei giovani che intanto arrivavano da ogni paese del mondo: un “Eccomi” forte e coraggioso alla chiamata del Papa, un patrimonio di vocazioni, competenze e sogni che abbiamo conosciuto nel tempo e che sono l’Economia di Francesco oggi.

 

 

Certo non sono mancate le fatiche o momenti particolarmente difficili come quando abbiamo dovuto comunicare (ad un mese dalla sua celebrazione prevista a marzo) che l’evento sarebbe stato rimandato a causa della pandemia. Una situazione a cui non eravamo preparati, ma che ha innescato misteriosamente nei giovani una reazione fortissima: non possiamo mollare, restiamo uniti, il nostro impegno è già cominciato! Non potevamo assolutamente “abbandonarli”, ci siamo messi accanto a loro e abbiamo cominciato a camminare insieme! E quando a conclusione dell’evento di novembre ho ascoltato i 12 giovani che nelle loro lingue, leggevano il Final Statement di EoF mi sono commossa, semplicemente.

 

 

Come vedi, dalla tua ottica interna e dal rapporto diretto con molti dei coinvolti, la continuità di Economy of Francesco? C’è già un # LivingEoF che sta circolando e tanto fermento che non si arresta…

 

Io credo davvero che i giovani siano stati capaci di innescare un processo insieme a Papa Francesco e San Francesco, che potrà solo crescere e fare cose grandi. I giovani hanno profili, competenze, sensibilità, culture, molto diverse: grazie a loro l’Economia di Francesco sarà sempre una economia che non lascia fuori nessuno. E i giovani sono anche qualità e concretezza: il futuro di EoF sarà quindi movimento di idee e prassi, voce delle comunità, degli ultimi e della terra, cultura, formazione, rete, progetti …  fra il già e il non ancora! Mantenere un movimento vivo e un processo generativo richiederà sempre la presenza di tante persone capaci di servizio e di mettersi in ascolto dello “spirito”, ma credetemi non mancano: siamo in ottima compagnia.

 

 

Una curiosità, in che villaggio saresti, se ti immaginassi per un attimo dall’altra parte?

Bella domanda! Io dovrei frequentarli tutti, ognuno per un motivo diverso! Ho imparato che noi non economisti né imprenditori non possiamo lasciare l’economia solo agli addetti ai lavori, è nostro dovere informarci, approfondire, chiedere, non solo per senso di responsabilità come cittadini ma anche perché se tutto è connesso anche l’economia ha parole importanti da dire a molti ambiti della vita sociale e culturale di oggi e viceversa. Però, per rispondere alla domanda sui villaggi, sono stata furba: da novembre ho curato una rubrica in cui ogni settimana ho scritto di un giovane, della sua storia e dei suoi temi di studio, ricerca o impresa. Ho praticamente fatto il giro del mondo e ho assaggiato i temi e lo spirito dei 12 villaggi: una biodiversità e creatività meravigliose.

 

 

Bella strategia, e quanta ricchezza! Ti ringraziamo perché oltre al lavoro dietro le quinte, con quelle narrazioni hai permesso anche a molti altri di entrare dentro al cuore di EoF: giovani protagonisti che si spendono, con energia, per un mondo migliore. Un valore inestimabile. E una risposta concreta al grido degli ultimi e della Terra.

 

Concludiamo con una frase con cui ti identifichi, se c’è…

Difficilissimo! Forse quella che leggo ogni mattina quando entro al Polo: Dio opera sempre. Non smetterò mai di ringraziare la Vita perché con i suoi incontri e la sua bellezza, misteriosamente continua a sorprendermi e a “trasformare” in altro, il poco che sono e che ho.

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