Oltre il welfare e la redistribuzione

Settembre18

Oltre il welfare e la redistribuzione


pubblicato suwww.cittànuova.it il 18.09.2011

Il professor Stefano Zamagni

Il professor Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna, ha seguito il progetto dell’Economia di comunione. Dopo vent’anni e in questo tempo critico traccia un bilancio di quanto realizzato e delle nuove opportunità
 
Ha parlato di EdC come sfida non solo al modello economico e di business attuale, ma anche al concetto di redistribuzione del reddito e di welfare: li stiamo mettendo definitivamente in soffitta?
«Chiaramente il welfare di tipo redistributivo avrà a continuare, perché in situazioni di emergenza serve qualcuno che pensi a spegnere il fuoco mentre la casa brucia; ciò che non è più sostenibile è avere, come succede in Italia, persone che per anni vengono mantenute in vita grazie ai trasferimenti, perché finiremmo per creare un esercito di poveri: si può fare finché sono poche, non il 25 per vento della forza lavoro. Ecco perché la via d’uscita è creare occupazione, come del resto aveva affermato Chiara Lubich nel vedere le favelas di Rio: non ha detto “aprite il portafogli”, ha detto “create aziende”».
Ha affermato che l’EdC avrà un grande impatto soprattutto nel nostro Paese: quali sono le ragioni che la portano a fare questa previsione?
«Le radici storico-culturali del nostro Paese affondano nel 1200, e sono in linea con il progetto EdC: è l’ultimo anello di una catena iniziata con il francescanesimo, e proseguita con esperienze come quella di don Bosco, le casse rurali e le cooperative. Ecco perché, mentre in altri Paesi l’EdC deve vincere resistenze più forti, da noi basta una “rispolverata”».
Ha delineato come il concetto di responsabilità sociale d’impresa stia oggi degenerando: ritiene che l’EdC possa correre lo stesso rischio?
«Il rischio esiste, perché il peccato originale ce l’hanno tutti: per questo bisogna praticare l’“ascesi”, intesa nel suo significato greco di “esercizio”, e una vigilanza costante. Ma il punto di forza dell’EdC è quello di essere inserita in un movimento ecclesiale, dove, se uno sbaglia, c’è un fratello pronto a correggerlo: per cui il rischio reale di una degenerazione, direi, è davvero molto basso».
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  • Scritto da Aurelia
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