Prima Convention dell’Accademia della Cura

Dicembre07

Prima Convention dell’Accademia della Cura

di Antonella Ferrucci

101203_Loppiano_AdC_Che cosa è l’Accademia della Cura? E’ un corso di formazione nato ormai 4 anni fa e rivolto ad “operatori della cura”. Il corso scaturisce nell’ambito di Comunità solidali, la Società del gruppo cooperativo CGM che si occupa dei servizi di cura: tre anni di corsi, con scuole estive e invernali che hanno fatto il giro d’Italia e circa 200 partecipanti dal mondo della cooperazione sociale:una esperienza molto bella e vitale.

Quella che si è svolta il 2 e 3 dicembre è la “prima conventiondell’Accademia, pensata per gli “accedemici” di questi primi anni, ma aperta anche coloro che la frequenteranno in futuro. Oltre 100 i partecipanti da tutta Italia. E’ particolarmente felice la location di questo evento al Polo Lionello che per sua vocazione vuole essere il laboratorio di una economia nuova che, come ha detto Eva Gullo nel suo saluto, si prenda cura dei bisogni della persona, di tutte le persone. Chiediamo qualche impressione ai protagonisti di questa due giorni.

Cominciamo con Luigino Bruni, che insieme a Grazia Fioretti di Comunità Solidali ha promosso e realizzato l’Accademia della Cura.

Cosa diresti Luigino dopo aver assistito a questa convention?Luigino_Bruni_06
Mi viene da proporre a tutti i cooperatori sociali, ma non solo a loro, penso alla Caritas, penso alla CEI, uno studio approfondito di quello che è il vasto magistero laico portato avanti sulla povertà, sulla democrazia da studiosi straordinari, carismatici, come Amartya Sen: in questi venti anni è andato molto avanti il pensiero su queste realtà. Noi abbiamo il dovere di ospitare il meglio del pensiero che c’è in giro: se non facciamo questo, restiamo fermi a 20 anni fa.

A cosa ti riferisci in particolare?
Penso ad esempio al concetto di democrazia, che non è, come suggerirebbe l’etimologia, “governo del popolo”, ma piuttosto è, come la definì Mill nel
1859 “governance by discussion”, governare discutendo. Amartya Sen ha molto approfondito il concetto di democrazia: sono convinto che il nostro modello di sviluppo negli ultimi 30 anni ha fatto grossi sbagli, nell’ambito delle imprese o in quello ambientale perché non abbiamo discusso abbastanza, abbiamo fatto scelte troppo veloci. Invece la democrazia è il discutere, il litigare, l’ascoltarci, andare magari più piano ma poi intraprendere scelte giuste. E questo nella dimensione universale del mondo, non limitandoci alle nostre realtà nazionali.

Oppure penso a quanto dice sul lavoro il sociologo francese Norbert Alter, quando afferma che “c’è nel lavoro un’eccedenza, per cui il vero lavoro comincia quando si va oltre il dovuto”; ma, continua Alter, c’è un problema: i meccanismi delle organizzazioni sono incapaci di riconoscere questo “di più”: infatti questa eccedenza se la pago diventa “dovuta”, se non faccio nulla “si distrugge” perché chi fa “di più” per un riconoscimento che non arriva alla fine si frustra. La gente cambia lavoro anche per questo perché si cerca sempre un qualcosa che non ci può essere dato.

E allora, praticamente, cosa si può fare?
Ad esempio, cambiare spesso lavoro, almeno ogni 10 – 12 anni. O se non si può cambiare lavoro, almeno rigenerarsi, perché se non lo si fa “si muore”. Occorre saper smettere e ricominciare. Perché ricominciando si ritrova quella voglia di eccedenza, di “di più”che ci rende vivi. In questo i giovani sono fondamentali perché sono “eccedenza per vocazione”. E poi possiamo rigenerarci anche fuori dei luoghi di lavoro, perché il lavoro è importante ma non è tutto, ad un certo punto finisce e deve cominciare qualcos’altro. Fuori del lavoro invece, con la famiglia, nelle comunità in cui siamo inseriti, abbiamo modo di fare cose belle che ci rigenerano, ritrovando le “cellule staminali” della gratuità senza le quali non si ricomincia.

Maria Grazia Fioretti, consigliere di Comunità Solidali con delega all’Accademia della Cura.

Maria Grazia, questa convention arriva dopo un percorso di tre anni dell’Accademia della cura: ne sei soddisfatta? Quali prospettive vedi per il futuro?

101203_Loppiano_AdC_GraziaSono soddisfatta: è stato un momento di sintesi del lavoro fatto in questi tre anni e nei 4 percorsi realizzati. Ho visto un interesse vero da parte di un numero considerevole di accademici: questa credo sia la cosa più importante e la forza per il periodo che ci aspetta. Sempre in forma i nostri “guru”, sempre ricchi di stimoli, che vanno senz’altro sedimentati e approfonditi meglio. Lo strumento del nuovo libro, nato in parte anche all’interno dell’Accademia della Cura penso sia una risorsa molto importante. Starà a noi adesso riuscire a portarlo in giro, nei territori, per approfondirlo insieme nelle nostre realtà locali. E’ importante che l’Accademia sia fortemente legata ai territori in cui ritornano gli accademici .

Quanti eravamo a questa convention? E quanti giovani? Mi pare che fossero parecchi…
Ieri sera ad un certo punto eravamo più di 110 e le persone con meno di 40 anni erano più della metà. Questo a mio avviso è molto positivo; l’altra cosa importante è che la maggioranza delle persone presenti non erano né presidenti di consorzi, né di cooperativa, ma erano “seconde file” ed in certi casi forse anche “terze file”. Questo fa sperare che siano persone che non sono a fine corsa ma abbiano davanti un pezzo ancora importante di strada da fare. E se questa strada la faranno con questo entusiasmo e questa voglia di approfondire le ragioni e non solo le tecniche, beh, questo mi rende molto fiduciosa.

Johnny Dotti, è il presidente di Welfare Italia, la società nata dal gruppo cooperativo CGM per progettare cJohnny_Dottion partner del settore pubblico e
privato una serie di servizi di qualità nell’ambito della cura ad un costo accessibile. Attualmente Welfare Italia opera con 4 centri di servizi sparsi sul territorio nazionale.

Dalla tua prospettiva Johnny, che è quella di un orizzonte molto ampio, quale valore ha avuto questa  Convention?
Sostanzialmente ho intravisto tre valori. Il primo è un valore che trovato spesso negli incontri della cooperazione sociale: il convergere assieme da territori diversi per riflettere su una visione comune. A questo aggiungo due ulteriori valori: in questa convention: non c’è stato tanto il racconto delle puntate precedenti, ma c’è stata riflessione sul futuro, e guardare più avanti che indietro è un valore. Infine mi pare che rispetto al passato si  sia cercato maggiormente di diversificare, con gente proveniente da tante organizzazioni diverse: riflettere con altri diversi da noi è un è un ulteriore, importante valore.

Stefano Granata è Amministratore delegato delgruppo cooperativo CGM, al quale fanno capo circa 1300 cooperative e 35.000 persone che operano nell’ambito del sociale su tutto il territorio nazionale

Stefano_GranataStefano, in questo momento di grande cambiamento per il sistema del welfare in Italia, che ruolo può avere questa convention  rispetto al movimento della cooperazione sociale?

Il mercato sta cambiando anche nel sociale,  e quindi le nostre organizzazioni o si convertono o rischiano di chiudere. In questa fase il rischio è quello di correre dietro alle chiamate del mercato, in una sorta di “si salvi chi può”: se succede questo si perde il valore della gratuità nel lavoro e viene meno il motore vero di tutto il movimento della cooperazione sociale che, se negli ultimi 25 anni è stato motore di innovazione nella nostra società italiana,  ora o si rilancia, si riconverte o rischia di restare al palo.
In questo senso questi due giorni sono importanti: la Convention è stato un luogo dove poter sedimentare un pensiero, andare più in profondità e tracciare una visione che dia più respiro ai cambiamenti, con uno sguardo sul domani. Questi luoghi se replicati sono fondamentali per fare i passi giusti, per dare respiro e motivazioni alle persone che altrimenti si sentono prigioniere di meccanismi più grandi di loro.

Ed infine un “Accademico”, Claudio Medda operatore in una cooperativa di Biella,

Cosa ti porti via Claudio da questa convention?
Mi porto a casa una esperienza di tre anni che ha modificato il mio modo di operare. Luigino oggi diceva che dobbiamo trovare il modo di rinnovarsi e innovarsi: io opero nella stessa cooperativa da  18 anni e qui ho avuto modo di rinnovare il mio modo di operare: non ho cambiato lavoro ma mi sono ri-generato. Porto a casa questo. Porto a casa un gruppo di amici incontrati, esperienze nuove, porto a casa passione che avevo perso, porto a casa un po’ di gioia.

Concludiamo dicendo che la Convention ha visto anche la definizione ed il lancio della “Carta dell’Accademia della Cura“, un vero “decalogo” di valori condivisi dagli accademici in merito alla “Cura”. Potete trovarla negli allegati.

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  • Scritto da Aurelia
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