Rinnoviamoci con il rinnovabile

Settembre23

Rinnoviamoci con il rinnovabile

pubblicato su www.cittanuova.it

Per avere un’energia davvero pulita ed economicamente conveniente bisogna cambiare mentalità e cultura e adottare nuovi comportamenti più virtuosi. Dai laboratori di Loppianolab

 

impianto eolico È bene premettere che da rinnovare non è solo l’energia, “ma anche la cultura, l’educazione, perché solo investendo in esse potremmo raggiungere gli ambiziosi programmi di arrivare ad una energia pulita ed economicamente fattiva”. Luigino Bruni ha introdotto, da moderatore, con queste parole la tavola rotonda “Le fonti rinnovabili: una realtà tangibile” organizzata al Polo Lionello dall’Enertech, azienda di climatizzazione ed energie rinnovabili, nell’ambito di Loppianolab.La prof. Pia Saraceno dell’Università Cattolica, nonché presidente di Ref-E, ha evidenziato come la domanda di energia è sempre cresciuta in tutte le aree del mondo ed una accelerazione è avvenuta nei nostri anni 2000 specie per l’accelerazione economica dell’Asia. Ovviamente, e forse ormai ce ne siamo accorti, la crescita dei consumi energetici alimenta le emissioni di gas serra per il peso rilevante delle fonti fossili nel mix dei consumi (oltre 80 per cento). Forse non tutti sanno che ad esempio la città di New York consuma come tutta l’Africa Sub–Sahariana. A questo punto l’obiettivo, ambizioso e doveroso, è ridurre i consumi dei paesi sviluppati e stabilizzare la domanda di energia del mondo.

Per la prof. Saraceno le energie rinnovabili possono rivelarsi importanti per sostituire le fonti tradizionali, ma le aspettative sono più prudenti dell’esperienza che vede i costi ridotti in 10 anni a meno di 1/3.

La strada percorribile per il settore energetico passa attraverso tre passi fondamentali: la centralità dell’efficienza energetica, lo spostamento di servizi, in particolare il trasporto e parte del calore domestico sulla domanda elettrica (auto elettriche e pompe di calore), il totale soddisfacimento della domanda elettrica con fonti rinnovabili.

Ma l’Italia ha un piano in tal senso? Il ministero dello Sviluppo economico ha di recente fatto circolare bozze della Strategia energetica nazionale che definisce obiettivi ambiziosi per il 2020 e fissa alcune linee programmatiche pensando al 2050 come obiettivo strategico. La Saraceno ha concluso affermando “che il problema del prossimo decennio sarà gestire la transizione dal sistema attuale ad un diverso modello di sviluppo basato su tecnologie nuove, che soprattutto nell’elettrico pongono già adesso e sempre più in prospettiva problemi di gestione per la loro non programmabilità. Nell’immediato vi è la necessità anche di sfruttare appieno il capitale investito per rinnovare il parco produttivo soprattutto elettrico basato sulle fonti tradizionali”.

Per Sergio Matteschi, amministratore unico dell’Agenzia fiorentina per l’energia, l’Italia dipende dall’estero per il carbone (78 per cento), il gas naturale (88 per cento) e il petrolio (93 per cento). Se ci fosse la riduzione del 20 per cento delle importazioni di combustibili fossili si avrebbero 10/12 miliardi di euro l’anno risparmiati per la nostra comunità (di questi tempi…). Allora quale strategia adottare per le rinnovabili? Secondo una bozza di decreto del ministero dello Sviluppo economico si ritiene che le energie rinnovabili siano un pilastro fondamentale della strategia energetica italiana. D’altronde l’approccio finora seguito per l’incentivazione delle fonti rinnovabili forse non ha sortito qualcosa di ottimale, soprattutto in termini di costi. Quindi occorre rilanciare lo sviluppo delle energie rinnovabili con un approccio alla crescita più virtuoso, basato sull’efficienza dei costi e sulla massimizzazione del ritorno economico e ambientale per il Paese, occorre rivedere l’attuale gerarchia d’uso delle risorse economiche, spostando il più possibile i fondi verso il settore termico e l’efficienza energetica.

Egisto Canducci, dirigente della Daikin, multinazionale giapponese specializzata nel settore della climatizzazione, ha iniziato con un chiaro messaggio: agire avendo in mente il futuro della terra. Non è certo facile retorica catastrofistica, ma una chiamata alla responsabilità. L’analisi ha spaziato dai costi esorbitanti dell’energia (quasi il 50 per cento del reddito medio è spesa in “energia”) alle conseguenze sulla salute, con i quasi 900 morti all’anno per le polveri sottili.

Quindi anche la loro azienda è impegnata nella ricerca per far sì che davvero, alla data del 2020, si arrivi a ciò che ha chiesto l’Unione europea, e cioè case a costo zero o quasi. Il futuro chiama e vedremo quale sarà l’esito. Dello stesso tenore anche il contributo di Natale Arcuri sull’edilizia sostenibile. In Italia è già dal 1991, con un’apposita normativa che si parla di certificazione energetica degli edifici. Nel 2002 l’Europa ha suonato la sveglia e ha chiesto ai Paesi membri di adeguarsi. Certo la mancanza di un “patto” tra costruttori e locatari o proprietari, che partono da presupposti e interessi diversi, rende spesso la cosa difficile. Comunque l’Italia è stata messa in mora lo scorso 2010 e deve assolutamente adeguarsi alla normativa. La famosa detrazione fiscale fino al 55 per cento che per ora sono prorogate al giugno 2013, intende favorire le trasformazioni necessarie per l’adeguamento.
Insomma gli stimoli giunti da queste provocazioni pongono domande serie e che devono trovare risposte serie. Cogliamo l’invito del moderatore: anche qui è un fatto di cultura ed educazione, due gambe del tavolo della nostra vita, spesso zoppicanti. E’ ora di rinnovarci, magari approfittando delle rinnovabili!

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  • Scritto da Aurelia
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