Ripercorriamo l’ottavo corso di Economia Biblica: “Il Capitale Narrativo”, le parole che faranno il domani nelle organizzazioni e nella comunità.

Maggio29

Ripercorriamo l’ottavo corso di Economia Biblica: “Il Capitale Narrativo”, le parole che faranno il domani nelle organizzazioni e nella comunità.

Tra i tanti tipi di formazione promossa dal Polo Lionello Bonfanti e dalla Scuola di Economia Civile, la Scuola di Economia Biblica permette un’esperienza particolarmente ricca, coinvolgente, edificante. Il corso di studi è un bene di creatività che ha bisogno di attivazione da parte del fruitore: toccando temi diversi in ogni edizione, si caratterizza sempre per il suo livello di profondità, per la capacità di interpretare i fatti (ed agire su di essi!) secondo uno sguardo lucido, oggettivo, multidisciplinare, mai critico né scontato, e per la possibilità di una ricca condivisione: molto vivaci sono stati, infatti, i dialoghi e i lavori di gruppo tra i partecipanti, eterogenei per età e vissuto (religiosi, manager, famiglie, studenti, insegnanti ed altre categorie)

Le giornate del 27 e 28 maggio, rigorosamente on-line e seguite da quasi 60 persone, sono state una lettura sapienziale di bellezza e criticità di alcune dinamiche che si innescano in tema di vocazioni, con focus al delicato passaggio da una prima adesione -giovanile, libera ed entusiasta- ad un ideale, verso una vocazione autentica ed adulta, che purtroppo non sempre avviene, generando non pochi problemi. Una lettura che non si improvvisa, pertanto la guida preziosa del prof. Bruni ha permesso di sviscerare i nodi fondamentali della questione ed il rapporto che si ha con la narrazioneelemento essenziale dell’esperienza di crescita o declino di una comunità, soprattutto di Organizzazioni a Movente Ideale (OMI): “luoghi” preziosi e generativi dove però è alto il rischio di convertire in un’ideologia che crea idoli piuttosto che trasmettere, ravvivando con nuovi linguaggi e personalità, il vero ideale fondativo. “L’ideologia è la nevrosi dell’ideale – come l’idolatria è la nevrosi della fede

Capitale narrativo dunque (quel patrimonio di racconti, storie, scritti, a volte poesie, canti, miti: un autentico capitale che genera frutti e futuro) ma allo stesso tempo capitale umano, sociale, fiduciario, finanziario, culturale e spirituale. Sì, perché le pagine del libro commentato e le riflessioni percorse sono dei concentrati di trattati che, basandosi sulla vita, toccano un territorio molto bello ma altrettanto accidentato e per addentrarsi con il giusto approccio, devono entrare inevitabilmente in campo tanti ambiti i quali, singolarmente, non basterebbero: il ruolo educativo, le scienze umane, la psicologia, la teologia, un’analisi scientifico-economica, il tutto miscelato in un’alchimia che con coraggio richiama ad un’introspezione profonda per raggiungere un aderire vero, ancor più libero, fatto di corpo, mente e cuore, non represso o simulato da falsi profeti.

Le dinamiche analizzate si rivolgono in particolare alle comunità, specialmente quelle legate a figure carismatiche fondative, ma sono senz’altro applicabili anche ad altre forme associative, quali cooperative, organizzazioni, aziende, famiglie. La stessa adesione libera e sincera, quell’atto di bellezza che è all’inizio di ogni vocazione si può trovare in un giovane che sceglie il matrimonio, come in chi  decide la via della clausura o altri percorsi religiosi; e così, lo stesso rischio, nel tempo, di perdita dei desideri e talenti del singolo, della sua identità, a nome di un qualcosa di più grande, comune e collettivo, può avvenire nei vari contesti. Spesso questo meccanismo è anche alla base delle imprese: convertendo il dipendente a mission e lifestyle aziendali, troppo spesso si richiede un’adesione totale che tende ad azzerare talenti e propensioni personali e, nel lungo termine, la cosa non resiste, se alla base di quello storytelling non c’è una narrazione sentita ed efficace, dei valori reali su cui l’impresa poggia.

 Le maggiori sfide riguardano:

  • vivere la crisi in modo sano, saper tener vivo il desiderio individuale e non sacrificarlo sull’altare della comunità. Spesso i carismi forti attraggono persone di grande valore e qualità; poi però, arrivando nella comunità, quel desiderio individuale deve diventare bene comune e non esser soffocato, altrimenti i sentimenti, l’interiorità e l’umanità del singolo si atrofizzano; occorrono grandi responsabilità e libertà, sia nel auto-riconoscersi in crisi, che nell’ammetterlo da fuori, al fine di agire in tempo e curare ferite, convertendole saggiamente in benedizioni. (Interessante approfondire la variabile che più è forte la ricchezza spirituale del carisma, più scatta il rischio della “sindrome parassitaria” un indebolimento dell’organizzazione nel tempo, malattia tipica anche dell’imprenditore che all’inizio crea innovando, ma poi stanco, vive sulla ricchezza di ieri. A tal proposito si veda “The founder’s curse: The stronger the founder, the weaker the organization”, di Antoci, Bruni, Russu, Smerilli );
  • ammettere la fragilità del voler controllare tutto con onnipotenza, non nascondere le crepe sul muro (anche facendo i conti con mancanza di vocazioni), rischiare anche di perder un membro piuttosto che averlo clone di altri e non autentico, così come avviene nella maternità biologica, lasciando il figlio libero di crescere, sbagliare ed esser diverso dal genitore, assumendo il rischio di perderlo;
  • saper aggiornarne la dimensione narrativa, per trasmettere al meglio l’eredità ricevuta dal fondatore. “Molte delle OMI fondate nel XX secolo soffrono oggi per carestia di capitale narrativo: c’è una crisi seria che riguarda storie e racconti capaci di trascinare, convincere, incantare come accadeva nei primi tempi della loro fondazione. Nel passaggio dal XX al XXI secolo i codici narrativi con cui comunicare le cose importanti tra generazioni sono cambiate e spesso si tende a raccontare le splendide storie e parole d’amore di ieri in una lingua morta e incomprensibile”. E “ciò che non si rigenera, degenera” (Edgar Morin). Sottolinea il prof. Bruni: “Nelle storie ideali e carismatiche, le prime storie continuano a parlare nella seconda e future generazioni solo se accompagnate dalle seconde e terze storie. I Francescani hanno tenuto vivo il francescanesimo e il cristianesimo aggiungendo le storie di Francesco a quelle dei vangeli, e i francescani di oggi tengono vivo Francesco (e il vangelo) aggiungendo i loro atti a quelli del poverello di Assisi”. Il primo patrimonio, il dono narrativo dei padri, non basta per continuare a vivere, è indispensabile anche il dono degli altri, dono anche per i padri stessi che così riescono a non morire. La storia deve quindi attualizzarsi, pur mantenendo il DNA della prima storia, per non depotenziare la carica ideale e non attrarre membri “sbagliati”.

La via buona, seppur non semplice, sarebbe dunque un “innesto di nuovi desideri, dove quelli dei singoli non vengono sostituiti, ma esaltati dalla grande narrativa dell’ideale che fa da moltiplicatore dei desideri di tutti e di ciascuno”, generando una sana biodiversità di terreni fertili, sentimenti ed azioni, capaci di creare ancora. “Possiamo sperare di controllare qualcosa dei processi ideali che attiviamo solo rinunciando a controllare tutto…Per mantenere vive le cose umane, non c’è altra garanzia che la libertà-senza-garanzie”. E’ bellissimo identificarsi in un ideale, perché si crea una sinergia perfetta tra persona e comunità, una socializzazione del cuore: senza alienazione dei singoli e con corrispondenza dei sentimenti si arriva ad un’esperienza divina, ma allo stesso tempo tutto ciò è anche pericoloso, perché questa fase non dura per sempre! La giovinezza ad un certo punto deve terminare per sfociare in una maturità autentica e quell’autenticità non si simula. Il primo indicatore di maturità e libertà di una comunità ideale e delle sue persone è invece la presenza di persone in crisi…che lottano per una nuova maturitàSono persone che hanno conservato qualche desiderio vivo, che hanno saputo coltivare letture diverse da quelle di tutti, che non hanno perso contatto dalle ferite vere dei poveri veri, che non hanno tagliato con gli amici di ieri, che hanno continuato a pregare con le vecchie preghiere delle nonne e non solo con quelle nuove e speciali. Queste persone possono ricevere la grande benedizione di riuscire a diventare adulti…verso un nuovo NOI della comunità.”

Per continuare ad esplorare questi orizzonti, il libro di testo è: Il Capitale Narrativo, di Luigino Bruni, disponibile su www.cittanuova.it

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