Sabato 31/01/2015 – ECONOMIA CIVILE E FELICITÀ PUBBLICA

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Sabato 31/01/2015 – ECONOMIA CIVILE E FELICITÀ PUBBLICA

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Ciclo di conferenze nell’ambito del progetto “La Toscana verso Expo 2015”
#buonvivere.lab – toscana

LA TOSCANA: LABORATORIO GLOBALE DELLA QUALITÀ DELLA VITA
QUANDO IL MADE IN ITALY FA BENE, RENDE FELICI E CREA LAVORO

TOWARDS EXPO 2015 (FEEDING THE EARTH)


Documento PDF2015.01.31_Programma Quarto Convegno


Convegno 4: ECONOMIA CIVILE E FELICITÀ PUBBLICA
Sabato 31/01/2015 c/o Polo Lionello Bonfanti – Loc. Burchio – Figline e Incisa V.no (FI)
dalle ore 15.00 alle ore 18.00

Esiste un nesso, antico e profondo, tra tradizione civile italiana e pubblica felicità, che ci fa riflettere sulla nostra vocazione come Paese. L’idea di felicità come scopo della vita è antica quanto l’umanità, ma la sfida che la felicità possa essere «l’oggetto dei buoni prìncipi», è faccenda latina, italiana. Con Antonio Genovesi a Napoli, e con gli economisti del Granducato di Toscana, l’Italia inizia nel Settecento la riflessione sull’economia e sul progresso, mettendo al centro della nuova società moderna proprio la felicità, affiancandole però immediatamente l’aggettivo «pubblica». Quali sono allora gli spunti che ci provengono oggi da questa antica e moderna tradizione? Innanzitutto la via latina alla felicità (pubblica) ci dice che i simboli della felicità sono quelli che usavano già i romani nel retro delle monete dove incidevano l’espressione felicitas publica: le donne, la campagna fertile, gli strumenti del lavoro e, soprattutto, i bambini. Questa felicità pubblica, allora, che si pone al cuore del patto politico, riguarda la fioritura delle persone e dei popoli e il loro ben-vivere. Un altro messaggio riguarda il lavoro. La felicità senza lavoro è spesso solo illusione, se non oppio dei popoli, o inganno quando viene promessa da facili vincite nell’azzardo o da speculazioni finanziarie. Infine la tradizione italiana della pubblica felicità ci ricorda che esiste un nesso imprescindibile fra vita buona e rapporti sociali: non si può essere veramente felici da soli perché la felicità nella sua essenza più profonda è un bene relazionale, ha a che fare con le relazioni, anche quelle lavorative. Interrogarsi sulla pubblica felicità significa allora porre al centro del dibattito il tema della relazione, la qualità della vita, del lavoro.

RELATORI:

• Introduzione e Jennifer Nedelsky (filosofa, Università di Toronto)
• Bruno Frey (economista, Zeppelin University Friedrichshafen)
• Ruut Veenhoven (sociologo, Erasmus University Rotterdam)

 

 

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