SEC: La responsabilità sociale d’impresa per un mercato civile

Giugno10

SEC: La responsabilità sociale d’impresa per un mercato civile

Prossimo modulo del Corso Avanzato in Economia civile: quando le imprese si riconosco responsabili verso il bene comune Si avvicina il VI modulo del primo Corso avanzato in Economia civile, dal titolo “La responsabilità sociale di impresa per un mercato civile”, che si svolgerà presso il Polo Lionello Bonfanti, nella sede formativa della SEC, nei giorni 13-14 giugno. Il duplice obiettivo che si pone questo modulo si esprime, da una parte, nell’intento di mostrare la ricca pluralità di possibilità di forme di responsabile sociale che sono esplose dagli anni ’50 dello scorso secolo ad oggi, con attenzione particolare al caso italiano della Olivetti, e, da un altro, nell’obiettivo di evidenziare la necessità per l’impresa capitalista contemporanea di assumere una propria responsabilità sociale e superarla nell’ottica di contribuire alla “civilizzazione” del mercato, tenendo conto dei vari stakeholders con cui si trova ad interagire. Docenti d’eccezione saranno il professor Stefano Zamagni (Università di Bologna), Michele Dorigatti (Federazione Trentina della Cooperazione) e Sabrina Bonomi (professore aggregato all’università degli studi e-campus e progettista sociale per le Acli di Verona). A quest’ultima, da anni impegnata nell’ambito della formazione e della consulenza per piccole e medie imprese, oltre che come docente di “Economia e gestione delle imprese”, “Responsabilità sociale d’impresa”, “Selezione e gestione delle risorse umane”, chiediamo: “Possono esistere imprese civili che non siano anche socialmente responsabili?” «Secondo me no. Perché essere civili è un passo ulteriore rispetto all’essere socialmente responsabili. L’impresa socialmente responsabile è disponibile raggiungere il proprio obiettivo accettando di vincolarsi a determinate condizioni e tenendo conto di tutti i portatori di interesse, ma l’impresa civile non lo ritiene più sufficiente e cambia il fine stesso dell’agire economico, tendendo a rendere democratico il mercato; l’imprese civile cioè, si considera parte della comunità, di cui è responsabile quanto lo è di se stessa quindi non solo produce ricchezza in modo socialmente responsabile ma, insieme con lo Stato e la società civile organizzata, ridisegna l’assetto economico-istituzionale ereditato». “E cosa significa per un’impresa che già sceglie di operare secondo principi di responsabilità sociale diventare anche impresa civile? Potrebbe farci qualche esempio?” «Diventare impresa civile significa compiere un “salto” di inclusione del bene comune non solo tra i propri obiettivi, ma anche nella propria gestione. Ad esempio, guardando alla gestione delle risorse umane e del loro lavoro, un’impresa socialmente responsabile cerca di trattare e valutare in maniera equa i lavoratori e di coinvolgerli nelle decisioni, un’impresa civile riesce ad andare oltre, cioè ad attuare un circolo virtuoso che fa fiorire la persona che è il lavoratore, non per l’obiettivo di accrescere la produttività, ma per il lavoratore stesso. La crescita della produttività poi spesso avviene, ma come conseguenza. Nell’impresa civile il fine è la persona e non perché è un’impresa che vuole fare cose buone, ma perché ritiene sia un diritto della persona stessa, come fece Olivetti ad esempio. Un altro esempio: l’impresa socialmente responsabile rispetta le regole; l’impresa civile non si limita a questo ma concorre a riscriverle. Essere civile, dunque, implica per un’impresa già socialmente responsabile il vedersi come strumento al servizio del bene comune, il bene di tutti e di ciascuno e non solo come un attore sociale mosso da buoni principi, ma in fondo scarsamente capace di innovare in senso più umano la vita economica”.

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  • Scritto da Aurelia
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