Un fine settimana diverso

Ottobre19

Un fine settimana diverso

Riportiamo l’intensa testimonianza di una partecipante all’incontro degli imprenditori Edc di Emilia Romagna e Marche al Polo Lionello del 29 – 30 giugno scorso

di Valeria Di Filippo

pubblicato sul blog Valeria Di Filippo (scrivere…) il 13/07/2013

Valeria Di Filippo ridÈ la fine di giugno quando mi reco in Toscana, nel Comune di Incisa Val D’Arno, in località Burchio dove, fra le colline, si erge il Polo Lionello Bonfanti, all’interno del quale si trova la libreria L’Arcobaleno. Ci vado per lasciare in “conto vendita” un po’ di copie del mio libro “Valentina racconta – Il mondo è bello perché è vario!”. Ma ci vado anche per conoscere quel Gualtiero Palmieri, con cui ho preso accordi telefonici, al quale le affiderò. E ci vado pure per vedere le mura e gli scaffali fra i quali stazioneranno le copie prima di passare nelle mani di chi forse… un giorno… le comprerà. È un po’ come succede quando si devono lasciare i propri figli piccoli a qualcuno per qualche giorno. O il proprio amato animale non potendolo portare in vacanza. Con non poca apprensione ci si vuole accertare delle condizioni in cui si lasciano le creature amate.

Perché un libro per uno scrittore è come un figlio. Così come per un editore. E figuriamoci cos’è per uno che, come me, è sia scrittore che (di fatto) editore.

Quando alcuni mesi fa ho avuto in mano le prime copie del mio libro, la mia creatura, mi sono sentita come una mamma con il suo figlio appena nato. Il mio libro era mio figlio. Ero sola in casa e lo guardavo e riguardavo in continuazione. Davanti e dietro. Fuori e dentro. Lo portavo con me da una stanza all’altra. Lo leggevo e lo rileggevo in continuazione. Non dissi a nessuno di questa sensazione dato che non ho fatto l’esperienza di avere figli.

Un bel giorno, però, mia mamma (già nonna di due nipoti), mentre metteva in ordine amorevolmente le tante copie del libro, mi ha confidato che per lei quei volumetti erano come dei nipotini di cui lei era la nonna. Pochi giorni dopo una mia amica editrice (mamma di due figli) parlandomi dell’ultimo libro da lei pubblicato mi ha detto: “Un libro è come un figlio!” Poi ha aggiunto: “Ogni libro è come se fosse il primo!”.

Allora adesso non faccio più mistero di ciò che provo per il mio libro.…

Ma torniamo alla mia “gita” al Polo Lionello Bonfanti dove mi reco anche per altre ragioni.

Vi trascorro una giornata e mezza insieme a imprenditori, professionisti, rappresentanti di associazioni, eccetera, provenienti dalle Marche e dall’Emilia Romagna. Alcuni aderiscono da tempo al progetto di Economia di Comunione mentre altri, come me, sono fortemente interessati a questa tematica. Tutti siamo venuti per conoscere o conoscere meglio il Polo, le persone che lo animano e l’esperienza che vi si fa; ma anche per conoscerci o conoscerci meglio e per fare un’esperienza di comunione e di confronto.

Tutte le aziende presenti al Polo aderiscono al progetto di Economia di Comunione.

Il progetto di Economia di Comunione è nato nel 1991 in seno al Movimento dei Focolari, dall’idea di Chiara Lubich secondo cui nella “famiglia” del Movimento, se è vero che ci si ama come fratelli, non vi debbono essere indigenti. Le aziende che aderiscono al Progetto di Economia di Comunione hanno la caratteristica comune di voler mettere al centro l’amore per l’uomo e la qualità delle relazioni fra le persone. Dunque operare secondo criteri di fraternità, etica, legalità, rispetto, collaborazione, solidarietà, reciprocità, trasparenza, qualità, eccetera. In ogni fase dell’attività lavorativa, in ogni situazione e fra tutti i soggetti coinvolti. Dunque nei rapporti fra soci e soci, fra titolari e dipendenti, fra persone appartenenti all’Azienda e soggetti esterni. Tutta la società, direttamente o indirettamente, è coinvolta.

Dare ai poveri un terzo degli utili, che è la caratteristica più conosciuta di Economia di Comunione, non è l’essenza di Economia di Comunione, non è il suo fine, ci dice Gualtiero, uno dei soci dell’azienda L’Arcobaleno. Dare ai poveri un terzo degli utili semmai è un effetto, un risultato. Il fine di dare ai poveri parte degli utili infatti si può raggiungere anche seguendo una condotta non etica, non legale, eccetera. Si può raggiungere anche facendo il “nero” sistematicamente, tanto per fare un esempio. Ma così facendo non si fa certo Economia di Comunione, continua Gualtiero. Bisogna tenere sempre presente quali sono le radici fondanti di Economia di Comunione, essere coerenti, fare autocritica, essere nuovi dentro… altrimenti come si può portare qualcosa di nuovo al mondo?

Gualtiero ci narra con cuore aperto e senza filtri la sua esperienza personale. Il suo sì emozionale e immediato alla proposta di Chiara Lubich. Lo sgomento che ha provato quando all’atto pratico si è reso conto delle difficoltà, dei sacrifici, delle rinunce, eccetera, che aderire a Economia di Comunione comporta. In particolare lo sgomento della prima volta in cui si è trovato a “dover” donare un terzo degli utili… Poi la scoperta della gioia (con la G maiuscola) di dare. Infine le enormi difficoltà economiche in cui si dibatte oggi, conseguenze della difficile scelta fatta oltreché della crisi economica generale. Il non avere più utili da donare. Il dolore (con la D maiuscola) di non dare. A volte si dà e a volte si riceve, dice Gualtiero. E anche il “non poter dare” e anche il “dover ricevere” sono esperienze importanti che ridimensionano e insegnano molte cose. Nel corso del racconto di Gualtiero e dei successivi colloqui intercorsi con lui vengono fuori anche altri aspetti della sua vita, ben più personali e intimi. E mentre lo ascolto mi sembra di sentire sulla mia carne le passioni che lo animano e i dolori che ha provato e che prova.

Buona parte del tempo che trascorriamo al Polo è dedicato a conoscerci. Ognuno si presenta agli altri. Dice da dove viene, che attività svolge, che situazione sta vivendo. Emergono difficoltà, dolori e preoccupazioni. Scorrono anche lacrime. Lacrime vere, liquide, che bagnano le guance… Ci si confronta, si mettono in comune esperienze e idee. Si concorda sull’importanza di “fare rete”, di aprirsi a collaborazioni sinergiche, di mettere in moto creatività e fantasia per trovare soluzioni originali. Mi colpisce il fatto che, anche se molti di noi si incontrano per la prima volta, la comunicazione avviene in maniera estremamente immediata, spontanea, aperta, trasparente. E, anche se quello di cui si parla di più sono le difficoltà, i dolori e le preoccupazioni, in realtà quello che provo dentro di me sono soprattutto armonia, serenità, vicinanza, sostegno. Mi sento un corpo unico con gli altri e per questo, sollecitata da Gemignano, sebbene sia atea, partecipo alla Santa Messa per leggere la seconda lettura, l’unica che mi sembra almeno in parte compatibile con le mie convinzioni. “Presto la mia voce a questi fratelli…” penso fra me e me mentre leggo ad alta voce certi passi che non condivido proprio, di cui non mi ero resa conto prima.

Mentre gli altri approfondiscono le questioni per cui sono venuti al Polo, mi apparto nella libreria L’Arcobaleno con Gualtiero per parlare del mio libro e dell’affidamento a lui della mia creatura… Un po’ di copie resteranno nella libreria del Polo in cui ci troviamo mentre altre andranno nella omonima libreria in località Pucciga, nel Comune di Porretta Terme, in provincia di Bologna. Parliamo anche di tante altre cose (è per l’appunto uno dei “successivi colloqui” cui facevo riferimento sopra). Gualtiero mi dice che metterà subito il libro nel punto più in evidenza della libreria: su un supporto in plexiglass sul bancone principale. Mi dice che trascorso qualche tempo lo sposterà in un altro punto che mi indica, poi in un altro ancora che mi specifica, infine lo collocherà nello scaffale fra i libri del suo settore, quello dei bambini. Questo è l’iter che fa fare anche agli altri libri. Mi fa piacere vedere che il mio libro è considerato e mi fa piacere conoscere il percorso che farà all’interno della libreria. Sento amore nelle parole di Gualtiero. Sento che lascio il mio libro in buone mani. Ora so che posso dormire sonni tranquilli.

Ma, mentre siamo ancora nel pieno dei nostri discorsi, arriva Romano il quale mi dice che è ora di partire e che mi aspetta fuori. Che peccato! Raccolgo in fretta le mie cose e saluto Gualtiero con una stretta di mano e baci sulle guance. Entrambi ci dirigiamo verso l’uscita vicino alla quale si trova il bancone principale. Quando siamo all’altezza del bancone Gualtiero, con fare svelto, libera il supporto in plexiglass da qualcosa che lo occupava e ci mette sopra due volumetti di “Valentina racconta – Il mondo è bello perché è vario!” Provo un tuffo al cuore. Vorrei fermarmi a guardare l’effetto che fa. Magari fare anche una foto. Godere di questo momento. Ma non c’è tempo! Devo raggiungere subito gli altri! Che peccato, penso di nuovo. Ed esco dalla libreria, senza guardarmi indietro.

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  • Scritto da Aurelia
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